Ponte coperto di Pavia: un tesoro di storia e fascino tutto da scoprire

L’Italia è una risorsa di scoperte, curiosità e storia per la miriade di monumenti e borghi che ne costellano il territorio. Spesso quando di pianifica un viaggio si pensa a un luogo lontano, perché per staccare dalla routine quotidiana si sente l’esigenza di evadere, senza tenere in considerazione i tesori del Belpaese. Pertanto dietro casa vale la pena andare alla ricerca di chicche degne di riscoperta, come quella che si andrà a scoprire nella presente guida.

Si tratta del ponte coperto di Pavia, una struttura che ha un fascino e un romanticismo molto particolari e che vagamente ricorda il più famoso e celebre ponte vecchio di Firenze. Si pensi che il ponte attira non pochi curiosi e turisti che si recano a Pavia per trascorrere un soggiorno tra relax e buona cucina. Il ponte coperto altro non è che il fondamentale collegamento tra le due sponde del fiume Ticino, permettendo ai cittadini di raggiungere il pittoresco borgo che prende il nome dal fiume e, viceversa, ai paesani, di raggiungere la città.

Il ponte che oggi si può ammirare in tutta la sua bellezza è stato ricostruito sui ruderi di un precedente ponte, che a sua volta è stato costruito sulle fondamenta di un ponte ancora più antico andato distrutto. Il ponte vecchio di Pavia è un concentrato di fascino e mistero, perché attorno ad esso si sviluppa un’interessante narrativa fatta di leggende e aneddoti tutti da conoscere. La presente guida si propone di guidare il lettore in questa entusiasmante scoperta.

Notizie del primo ponte di Pavia

Come già accennato in apertura il ponte coperto di Pavia, simbolo della città, affonda le sue origini in un periodo veramente remoto: la sua prima costruzione, infatti, risalirebbe al periodo romano. Le fonti storiche più accreditate parlano proprio di una città di nome Ticinum, nonché l’odierna Pavia, che già all’epoca si era assicurata un collegamento alla sponda opposta del fiume.

Ebbene suddetto collegamento doveva essere il primo ponte di Pavia: si dice che avesse un aspetto imponente e decoroso, grazie a ben dieci arcate che ne caratterizzavano la struttura. Del ponte non si seppe più nulla, le fonti non documentano un motivo preciso che ha dato luogo alla sua decadenza e distruzione. Nei periodi di magra del fiume, ad ogni modo, è possibile scorgere delle testimonianze interessanti che provano l’esistenza di questo leggendario ponte.

Quando il livello del fiume si abbassa, stando alle testimonianze di alcuni cittadini, si è in grado di scorgere parte di un pilone centrale: la presenza di questa parte superstite dell’antica struttura testimonia che in passato Pavia era già dotata di un ponte. Fino a qualche anno fa – si dice – un altro pilone era possibile scorgere vicino alla sponda sinistra del fiume, oggi non è più visibile in seguito a dei lavori che hanno interessato il letto del corso fluviale. Stando alle fonti più autorevoli, il ponte del periodo romano risalirebbe al periodo del re Augusto.

Notizie del ponte trecentesco, curiosità e aneddoti da conoscere

La storia di Pavia insegna che la città lombarda ha sempre stretto un profondo legame con i suoi ponti, dando modo ai curiosi di innamorarsi di questa città per il suo ricco bagaglio di curiosità interessanti. Stando a quanto riportato dalle fonti più autorevoli, sui ruderi del vecchio ponte romano sarebbe stato costruito un altro imponente ponte che fungeva da collegamento fra le due sponde del Ticino: si attesta la costruzione del ponte fra il 1351 e il 1353, anno in cui la struttura fu inaugurata.

Con l’andare degli anni il ponte fu sottoposto ad aggiunte che ne arricchirono la struttura, rendendolo più funzionale al passaggio e fortificato nei confronti dei tentativi di attacco. Qualche secolo dopo la costruzione, infatti, due torri furono implementate al ponte e poi ancora un portale di ingresso sulla sponda del borgo Ticino diede alla struttura una solennità maggiore. La presenza del ponte trecentesco viene attestata da un quadro tutt’oggi conservato nella splendida chiesa di San Teodoro a Pavia.

Si noti che il ponte raffigurato nel quadro ha sei archi, mentre la struttura realmente esistita doveva averne sette, una minima differenza che ha destato interrogativi e dubbi, alimentando le leggende sul ponte. Intorno al 1600 la struttura del ponte fu arricchita della presenza di una cappella religiosa, dedicata a San Giovanni Nepomuceno, protagonista di una leggenda molto affascinante di cui si parlerà meglio in seguito. Sfortunatamente il suggestivo ponte trecentesco fu bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale: un referendum alla fine degli anni Quaranta aveva autorizzato l’abbattimento del ponte per evitare che la struttura in decadenza potesse causare delle esondazioni.

Il nuovo ponte coperto: storia, riconoscimenti ed eventi da conoscere

Dopo l’abbattimento del ponte trecentesco, pesantemente compromesso dai bombardamenti della grande guerra, la comunità di Pavia non ha voluto rinunciare a un ponte che potesse garantire la viabilità e anche un certo prestigio cittadino. Tra la fine degli anni quaranta e gli inizi dei Cinquanta, fu realizzato un nuovo ponte coperto, lo stesso che si può percorrere e ammirare oggi. L’odierna struttura è posizionata più a valle rispetto ai ponti precedenti e risulta essere più corta, le sue arcate sono più ampie e di minor numero: il ponte del Novecento ha solo cinque archi e si snoda per 200 metri.

Tra le curiosità legate al ponte del Novecento vi è una targa in tributo al fisico Albert Einstein: il celebre scienziato visse negli anni Quaranta tra Milano e Pavia e, in una lettera a una sua amica, confermò la sua profonda ammirazione per il ponte coperto di Pavia. Quelle stesse parole ‘ quel bel ponte di Pavia’ oggi sono impresse sul ponte, destando la curiosità e l’interesse di cittadini e visitatori. Il ponte inaugurato negli anni Cinquanta riprende le fattezze della struttura trecentesca, infatti al centro si colloca la cappella religiosa dove è custodita la statua di San Giovanni Nepomuceno, la stessa che è stata risparmiata dai bombardamenti.

Il ponte coperto, per il suo fascino incantato e per l’ambiente di grande valore paesaggistico che ne fa da sfondo, si fregia del titolo ‘uno dei ponti più belli d’Italia’, un riconoscimento di cui tutta la cittadinanza va particolarmente fiera. Oltre ad essere un pittoresco angolo di Lombardia, il ponte di Pavia è anche luogo di suggestive manifestazioni a tema storico: fra le più rinomate non si può non citare il Palio del Ticino, una gara coinvolgente e densa di atmosfera medievale da non perdere.

Una misteriosa leggenda aleggia sul ponte coperto di Pavia

Il ponte nell’immaginario collettivo rappresenta di solito una presenza suggestiva, carica di aneddoti e di leggende che vale la pena scoprire e vivere con emozione. Anche il ponte coperto di Pavia gode di una storia molto affascinante legata per lo più alla cultura popolare: si tratta di un aneddoto che si è tramandato di generazione in generazione, con tutto il suo carico di magia e superstizione. Si dice che nella notte di Natale del 999, quando il ponte ancora non esisteva, i cittadini di borgo Ticino volevano raggiungere Pavia per assistere alla messa della Natività.

Purtroppo il servizio di trasporto via fiume, assicurato da un traghettatore preposto all’attraversamento fra le due sponde, per qualche motivo era interrotto, probabilmente a causa di una nebbia troppo fitta. All’improvviso comparve un uomo incappucciato vestito di rosso e dall’aspetto inquietante, che si propose di aiutare i fedeli facendo comparire un ponte, che avrebbe reso possibile l’attraversamento del fiume. La proposta sembrava inizialmente molto convincente, fin quando l’uomo non precisò che in cambio del passaggio avrebbe voluto l’anima del primo cittadino disposto ad attraversare il ponte. Si trattava di un sacrificio che avrebbe messo a repentaglio la vita di uno o più cittadini, desiderosi di raggiungere Pavia.

In difesa del folto gruppo di persone intervenì l’arcangelo Michele, che accettò la proposta del misterioso uomo tutto di rosso ma in una maniera diversa rispetto alle condizioni di partenza. L’arcangelo, infatti, invitò un capretto ad attraversare il ponte, risparmiando la vita delle persone presenti in quel momento. L’uomo in rosso si accorse dell’inganno e, per vendicarsi, scatenò un violento nubifragio: per fortuna non ci furono danni e feriti e il ponte, misteriosamente, rimase integro. Si dice che l’invocazione di San Giovanni Nepomuceno sarebbe servita per evitare il peggio, motivo per cui successivamente sarebbe stata costruita una cappella dedicata al santo, al quale viene riconosciuto il prodigio di scongiurare disastri ambientali e alluvioni.

Borgo Ticino, storico centro abitato ricco di curiosità

Pavia si conferma una città degna di visita, anche grazie al suggestivo ponte coperto notevole per il suo fascino pittoresco: si pensi che in determinate condizioni del tempo, come la nebbia, il ponte assicura uno spettacolo toccante. Non pochi lo hanno paragonato al ponte avvolto dalla nebbia della famosa leggenda. Ma non è tutto. Chi si reca a Pavia per una visita non dovrebbe perdersi una passeggiata nel variopinto borgo Ticino, un tipico paese di pescatori tutto da scoprire.

Partendo dal centro cittadino si snoda una lunga via che si ricongiunge al ponte e arriva direttamente nel borgo che prende il nome dall’omonimo fiume. Una volta giunti nel borgo, si consiglia di percorrere via Milazzo, una suggestiva strada che costeggia il fiume, ideale percorso per conoscere il corso fluviale da una piacevole prospettiva e approfittare per fare qualche fotografia. Borgo Ticino si apprezza per il suo fascino degno di una cartolina, pertanto vale la pena non perdersi questo delizioso quanto autentico spettacolo.

Percorrendo il borgo si possono scorgere delle chicche molto interessanti: una fra queste è la statua della lavandaia, simbolo di una figura purtroppo scomparsa con l’avvento delle nuove tecnologie e che in passato godeva di profondo rispetto da parte di tutti. Alla lavandaia, infatti, solitamente venivano affidati i capi di abbigliamento dei nobili e dei cittadini aventi cariche importanti. Le curiosità di Borgo Ticino non finiscono: infatti vale la pena rintracciare la statua di una spiritosa donna nell’atto di fare una linguaccia, la cosiddetta ‘linguacciona’, in segno di disappunto nei confronti di chi parla e spettegola alla spalle degli altri.