Scopri Pavia tra shopping e tradizione

Fare acquisti nel centro storico di Pavia può essere un’esperienza molto coinvolgente perché si percorrono strade ricche di tradizione e di cultura dove la storia con la s maiuscola, quella dei libri di scuola, si mescola alle storie dei nonni che ci raccontano un mondo così profondamente cambiato, ma non per questo dimenticato o da dimenticare. Ci piace perciò immaginare una passeggiata per negozi e vetrine in cui il visitatore, il turista, il pavese stesso si prenda il tempo e il gusto di assaporare la commistione tra ieri e oggi che gli edifici, il selciato delle strade, la toponomastica possono raccontare a chi abbia voglia di apprendere o semplicemente ricordare.
 
La passeggiata può cominciare da Piazza Minerva che prende il nome dalla statua della dea, opera di Francesco Messina, qui posizionata nel 1936. Allude alla vocazione colta di Pavia, città sede universitaria dal lontano 1364. Qui un tempo si apriva porta Cavour, che in tempi ancora più antichi era detta porta Borgoratto e porta Marica e costituiva l’ingresso occidentale alla città. Porta Cavour era situata all’incrocio tra la strada che conduce alla Stazione ferroviaria e la strada che proviene da Milano, città a cui la statua della Minerva volge le spalle, qualcuno dice in segno di spregio e di una rivalità che risalirebbe addirittura all’epoca delle lotte tra i Comuni. Una delle tante tradizioni goliardiche, invece, suggerisce agli studenti di non guardare la statua negli occhi, pena il mancato conseguimento della laurea. Piazza Minerva introduce in Corso Cavour all’imbocco del quale a destra si può osservare un bel palazzo in stile art decò, una delle poche costruzioni intorno alla piazza risparmiate dalle trasformazioni edilizie degli anni Cinquanta. La palazzina fu progettata alla fine degli anni Venti dall’ingegner Ernesto Aleati come dimora del cavalier Enrico Gerardo titolare dell’omonima “Premiata fabbrica di birre ed acque gassose”. Lo stabilimento, collocato nei pressi dell’abitazione del proprietario, venne aperto verso la fine dell’Ottocento. Nella pubblicità dell’epoca, la fabbrica era ricordata per la produzione della birra di marzo, ovvero una bevanda che, secondo la tradizione teutonica, veniva preparata verso la fine dell’inverno ed era caratterizzata da un’alta gradazione alcolica per proteggerla dal deterioramento dei mesi estivi. La ditta forniva inoltre il servizio a domicilio, in barili e bottiglie, grandi e piccole.
Sull’altro lato del Corso sorge il palazzo INA realizzato dall’ingegner Guglielmo Ulrich tra il 1950 e il 1953.
 
Corso Cavour è una delle più belle arterie viarie di Pavia, un rettilineo di circa 650 metri che corrisponde alla parte più occidentale dell’antico decumano della città romana. Dopo un imbocco assai arioso il corso si restringe a dimensioni più raccolte che permettono di andare a zonzo e curiosare tra le vetrine da una parte e dall’altra della strada. A pochi metri di distanza tra di loro si trovano alcuni negozi storici di Pavia. Al civico 32 c’è l’ottica Chiolini, negozio aperto negli anni Trenta del Novecento da Angelo Chiolini, fratello del più celebre fotografo Guglielmo; a seguire il negozio di abbigliamento Novelli e la camiceria Cignoli, altre due insegne che possono vantare più di cinquant’anni di attività. Al civico 34 il negozio di gastronomia e salumeria di Lodola Walter. Al civico 37 la pasticceria di Giorgio Medagliani.
Di fronte a Cignoli e Novelli c’è il moderno punto vendita di Benetton, ma i pavesi almeno quarantenni ricordano che quella era la sede della Standa e quelli con qualche anno in più probabilmente collegano quel palazzo alla nascita dei primi grandi magazzini della città. Era il 1960 quando, su iniziativa di Gilio e Giuliano Ravizza, aprì i battenti “La Tex”, un complesso di prêt à porter per uomo, donna e bambino. Duemila metri quadri, disposti su tre piani, collegati da ascensori e da una scala mobile, dedicati alla presentazione di capi di abbigliamento per tutti, oltre a un reparto ecclesiastico. Una novità assoluta per Pavia, un centro commerciale che presto divenne famoso in tutto il Nord Italia e attirò l’attenzione di una grande società che l’acquistò nel 1965, trasformandolo appunto nei magazzini Standa.
 
La vocazione commerciale di Corso Cavour è simbolicamente confermata anche dalla scelta dell’ASCOM – l’associazione commercianti – di porvi qui la sede, in uno dei palazzi più nobili della città: il quattrocentesco palazzo Carminali Bottigella, trionfo dell’arte del cotto. Il palazzo, al civico 30, sorge di fronte al tribunale. A Pavia è difficile trovare un edificio privo di storia e anche l’imponente sede del palazzo di giustizia si trova in un edificio risalente alla seconda metà del XVII secolo: era la casa professa dei padri Somaschi.
Proseguendo, al civico 18/20 si trova la bella palazzina liberty del Politeama che ospita un complesso di negozi e uno storico cinema, ormai l’unico rimasto in città. Il cinema teatro Politeama fu inaugurato nel 1927 (architetto Portaluppi) e tra le tante meraviglie della sua architettura vi era il soffitto che culminava in una cupola a vetri colorati che, nella bella stagione, veniva aperto e lasciava ammirare il cielo oltre a permettere l’aerazione del teatro, dove, ricordiamo, un tempo si poteva anche fumare. Il cinema è stato completamente ristrutturato e trasformato in una moderna struttura.
Dal Politeama, volgendosi verso l’altra parte della strada in direzione di piazza Vittoria, si viene sorpresi dalla presenza di una torre, una splendida costruzione quattrocentesca coronata da una loggetta, attribuita all’Amadeo. La torre sovrasta l’altra storica sede di grandi magazzini pavesi, che un tempo ospitava l’Upim e in giorni più recenti i magazzini Coin. Andando ancora più indietro nel tempo, almeno dagli anni Venti, qui si trovava l’Albergo Ristorante Pesce d’Oro.
 
Più oltre, Corso Cavour incrocia Via XX Settembre – già contrada di San Rocco - che porta in piazza Petrarca, l’attuale piazza dedicata al mercato cittadino del mercoledì e del sabato e, dalla parte opposta, via Bossolaro che conduce a piazza del Duomo. All’incrocio tra via Bossolaro e via Beccaria – già contrada delle Beccherie, ovvero dei macellai si affaccia Cima uno storico bar di Pavia, già esistente all’inizio del Novecento.
Al termine di Via Bossolaro sull’angolo di Piazza Duomo si trova un’altra storica insegna quella della farmacia Cazzani e Villani di origine ottocentesca.
Tornando lungo Corso Cavour, al civico 9 si trova la pellicceria Mazzocchi, famiglia pavese con una lunga tradizione nel settore del commercio. Di fronte si trova un moderno palazzo porticato degli anni Cinquanta. A quell’epoca, tra i vari esercizi commerciali che trovarono ospitalità sotto i portici, c’era il negozio di calzature La Varesina che finì per dare il nome a questo spazio di passaggio coperto. Il negozio di scarpe è rimasto qui fino a pochi anni fa.
 
Si giunge così in Piazza della Vittoria o se vogliamo chiamarla con il suo nome tradizionale Piazza Grande, vero e proprio cuore della città.
E’ la piazza più antica perché qui era collocato il foro del municipio romano. Da sempre fulcro della vita pubblica, l’antico slargo medievale assunse il suo impianto attuale intorno al 1376 grazie all’intervento di Galeazzo II Visconti, a cui si deve l’idea di una piazza regolare e di forma rettangolare circondata da portici sui lati. Sono numerosi gli edifici degni di interesse che si affacciano sulla piazza. Sul lato occidentale all’angolo con Corso Cavour c’è la Casa Rossa o Casa dei Diversi; la prima denominazione si riferisce al materiale di costruzione, il rosso laterizio in origine ricoperto da un intonaco colorato che simulava un paramento in mattoni; la seconda denominazione deriva dal cognome della famiglia che eresse questo palazzotto tra il 1376 e il 1383, ovvero quella di Nicolino dei Diversi che era maestro delle entrate ducali.
Il lato sud della piazza è elegantemente occupato dal Broletto, l’antico palazzo comunale, mentre sul lato orientale si trovano due chiese ormai sconsacrate. All’angolo con via della Zecca, si trova San Nicolò della Moneta, la cui dedicazione ricorda che Pavia, fin dall’epoca dei romani, godeva del privilegio di poter battere moneta. Nella porzione settentrionale della piazza si trova invece Santa Maria Gualtieri, risalente all’inizio dell’XI secolo e oggi affascinante sala comunale polivalente.
 
Oggi su piazza della Vittoria si affacciano soprattutto bar, i cui tavolini all’aperto costituiscono il più bel salotto della città, da cui godersi il sole e osservare il viavai dei passanti. Un tempo però la tipologia degli esercizi commerciali che avevano sede sotto i portici era molto più varia. Ad esempio, il pianterreno di Casa dei Diversi ospitava, all’angolo con via Beccaria, la salumeria Bianchi che, dagli anni Trenta almeno, rimase qui fino agli anni Ottanta. Poi c’erano botteghe di chincaglierie, di fotografia, di frutta e verdura, di casalinghi, parrucchieri e drogherie, la più celebre, quella che tutti ricordano era la drogheria di Cesare Noè nei pressi di Santa Maria Gualtieri. A destra della drogheria Noè si apriva il negozio di articoli per la casa “terraglie, porcellane, posaterie e cristalli” Arpesella, a sinistra il negozio di tessuti Ventura, insegna rimasta aperta fino a pochi anni fa così come il negozio Tessilmoda che si trovava dirimpetto sull’angolo nord-ovest.
I negozi di tessuti un tempo erano davvero tanti e il signor Eligio Ventura, una guida d’eccezione, classe 1932, ci aiuta a ricordarli: il magazzino più grande era quello di Ettore Quario presso la chiesa di San Pietro in Vincoli, in vicolo San Sebastiano; poi c’era la ditta Casali; il negozio dei Savio in piazza Grande - oggi  hanno un negozio di abbigliamento per bambini in Strada Nuova; e sempre in piazza Lombardi, c’erano Rezzani e Pierino Tessera (quest’ultimo poi trasferitosi in via Mascheroni); c’era poi un tessutaio in via Capsoni, si chiamava Grassani; e in ultimo, in piazza del Duomo, c’era la bottega Sora e Ramaioli.
 
La vocazione commerciale di Piazza Grande è antica perché dal Seicento agli anni Cinquanta del Novecento questa è stata la sede del mercato cittadino. Sono celebri le foto dei primi decenni del secolo XX che mostrano la distesa dei tendoni bianchi degli ambulanti che occupano la piazza. Racconta Paolo Marabelli: Si iniziava assai prima dell’alba, quando dalle botole a scala dei sotterranei, apparivano i venditori con i loro cavalletti e relativi banchi, da approntare celermente per accogliere la merce in arrivo dai magazzeni. A sera era tutto sgombro ed entrava in funzione la squadra degli spazzini per la ripulitura generale. Rimanevano le fiamme debolmente crepitanti dei falò accesi dai venditori ed il profumo della polenta e delle caldarroste.
Poi a partire dal 1957, piazza della Vittoria fu completamente sventrata per realizzare, nel suo sottosuolo, un mercato sotterraneo destinato a sostituire quello all’aperto, mentre gli ambulanti venivano invitati a spostarsi in Piazza Petrarca. Il mercato ipogeo fu inaugurato nel 1961, e per l’epoca la realizzazione dell’opera fu davvero avveniristica. Distribuito su 1700 metri quadrati, ospitava ben 43 stand. A partire dal 2008 è stato interessato da una grande opera di riqualificazione che ha portato a una nuova inaugurazione nel 2011.
 
La via che unisce piazza della Vittoria a piazza del Duomo è via Omodeo, già detta contrada del Campanile; il campanile era la torre civica che si ergeva a fianco della facciata della Cattedrale e che oggi purtroppo non esiste più perché è crollata nel 1989.
Tra i negozi di un  tempo che si trovavano in via Omodeo, se ne può citare uno molto pavese, ovvero quello del polentaio. Augusto Vivanti racconta di una bottega modestissima per chi disponeva di pochi soldi. Vi si entrava per una porticina di legno pesante, e subito l’incontro con muri stinti, mobili cadenti, travi sconnesse, espressione della povertà di altri tempi. […] Si poteva comperare la polenta vedova, cioè senza condimenti o contorni; la bottega aveva infatti sostituito la baracca di Piazza Grande, quella di Giuan al matt che suonava la cornetta ad ogni cottura e animava la piazza di volti lieti.
 
Ma è giunto il momento di lasciare piazza della Vittoria per proseguire la passeggiata lungo Strada Nuova. Si chiama Nuova ma è tra le più antiche della città, perché se Corso Cavour e la sua prosecuzione Corso Mazzini riprendono il tracciato del decumano, Corso Strada Nuova segue l’andamento del cardo, ovvero l’asse viario nord-sud caratteristico della città romana. Si chiama Nuova dal 1377. In quell’anno si celebrarono a Pavia le nozze tra Violante Visconti e Amedeo VI di Savoia. Per suggellare quell’evento, il padre di Violante, Galeazzo II volle la sistemazione dell’antico cardo, lungo il quale sarebbe passato il corteo nuziale. Nel corso dei secoli l’arteria stradale era, infatti, stata ostruita da costruzioni. Galeazzo II fece eliminare sporgenze, giardini e persino una chiesa che ostruiva la via, per ottenere un rettifilo di 1200 metri che congiunge il Castello a nord con il ponte sul Ticino a sud.
L’isolato all’angolo tra Corso Cavour e Strada Nuova è occupato dall’atelier della pellicceria Annabella e dallo storico bar Demetrio, ora bar Annabella. E’ questo il caffè più antico della città, fondato nel 1758 da Demetrio Sarcani con il nome di Bottegone seppure dalla parte opposta dell’attuale. Nel corso dell’Ottocento al caffè si aggiunse la pasticceria e nel 1864 si traferì sul lato opposto della strada dov’è ancora oggi.
 
Se si imbocca Strada Nuova in direzione del Castello, al civico 110 si incontra la pasticceria Vigoni, aperta nel 1878, vale la pena di entrare per gustare la famosa torta Paradiso o anche solo per un caffè e per ammirare l’arredo d’epoca in stile liberty.
Qualche vetrina più in là, proprio di fronte all’ingresso principale dell’Università, almeno dagli anni Trenta, c’è la cartoleria Marelli.
L’Università occupa un lungo isolato, fino a giungere di fronte a Piazza Italia sede dell’Amministrazione provinciale. All’angolo tra Corso Strada Nuova e Corso Carlo Alberto si trova la mensa universitaria. In realtà l’università acquistò questo stabile nel 1975, prima di allora nell’edificio si trovava un supermercato. Il Self Service Vigorelli, ubicato qui dal 1967, proponeva ai clienti un sistema di vendita nuovo per l’epoca, seppure già sperimentato con successo all’estero, ovvero quello di servirsi da soli, senza l’aiuto di commessi.
Poco oltre dall’altra parte della strada si trova il settecentesco Teatro Fraschini.
 
Se si imbocca invece Strada Nuova in direzione del fiume, una serie di eleganti negozi si susseguono. Siamo nel tempio dello shopping cittadino. Seppure non in gran numero, sopravvivono anche qui alcuni esercizi commerciali storici. Al civico 51, la gioielleria Fassina che esiste dalla seconda metà dell’Ottocento. Inizialmente era però collocata sul lato opposto della strada. Dirimpetto alla gioielleria c’è un edificio, pregevole esempio di architettura liberty a Pavia, firmato dall’architetto Rossi nel 1908. E’ porticato al pian terreno e presenta al primo piano un lungo balcone sostenuto da mensole con protomi leonine e ferri battuti con forme floreali. Si tratta di Casa Dellera, tradizionalmente sede di una nota pellicceria che nel 2015 ha però chiuso il punto vendita di Pavia per mantenere solo il negozio milanese. Era il 1885 quando Mattia Dellera e Carlo Lanzani aprirono, nella nostra città, un negozio specializzato nella produzione di tomaie per scarpe e cinghie di trasmissione, presto convertito in pellicceria. La famiglia Dellera ha gestito l’attività per  ben quattro generazioni.
 
Al civico 72 si trova un altro pezzo di storia commerciale di Pavia, ovvero il negozio di cappelli Quaroni, aperto intorno al 1927. Allora a Pavia era ancora attivo il cappellificio Vanzina, situato in via Luino e specializzato nella produzione di cappelli in feltro.
 
Il civico 33 ospita un’attività commerciale dal 1879, una bottega di merceria e di tessuti, nel 1936 acquistato dalla famiglia Ferretti che ancora oggi gestisce il negozio di abbigliamento omonimo.
 
Scendendo lungo Strada Nuova ci si può concedere una deviazione a destra in via Volturno, piccola stradina che un tempo era animata da botteghe di commestibili, destinate alla spesa quotidiana delle casalinghe. Come scriveva Paolo Marabelli: Qui le massaie trovavano tutto per gli approvvigionamenti del giorno senza spostarsi, zig-zagando da un lato all’altro della contrada: panettiere, macellaio, droghiere, fruttivendolo, formaggi in appetitosa mostra, olio, polleria ecc. Permangono alcuni artigiani: un arrotino, un parrucchiere per signora, una vendita di mobili, di chincaglieria, un moderno negozio per televisori.
Nell’era degli ipermercati, la tipologia delle botteghe di via Volturno è molto cambiata, ma il suo fascino rimane immutato. 
 
Via Volturno immette in via Siro Comi, dove oggi c’è un negozio di cibi biologici. Qui negli anni Trenta si trovava l’ingresso dei Bagni pubblici, come pubblicizzato sulle guide commerciali dell’epoca: Stabilimento balneario Zacchi. Aperto tutti i giorni dell’anno. A tutte le ore d’ogni giorno dell’anno si fanno bagni igienici in vasche di marmo, con acqua potabile calda o fredda, a comodo dei signori bagnanti. Bagni medicati con acque minerali o sali, come vengono indicati dalle prescrizioni mediche. Cura idropatica con docce. Bagni a vapore, semicupi, pediluvi. La biancheria viene fornita dallo stabilimento. Il servizio è sorvegliato da persona interessata.
 
Poco distante si apre lo slargo di piazzetta San Marino, un angolo di Pavia raccolto, poco valorizzato ma di grande bellezza. Di fronte, verso gli anni Cinquanta aprì un cinema che i pavesi chiamavano “pulè”, cioè pollaio, per la sua vocazione decisamente popolare, per le panche e il pavimento in terra battuta, poi divenuto cinema Eden, specializzato in proiezioni per le scuole al mattino e in film a luci rosse alla sera! Oggi non esiste più.
 
Scendendo oltre lungo via Siro Comi si arriva in Corso Garibaldi che da qualche anno pare voler contendere a Strada Nuova il titolo di via dello shopping, con proposte commerciali più esclusive e particolari e offrendo un’atmosfera più rilassata viste le dimensioni più ridotte della carreggiata e la totale chiusura al traffico.
All’inizio della via si trova il settecentesco palazzo Gambarana, fatto costruire dalla famiglia di cui porta il nome. Dietro la sobria facciata si trova un palazzo elegante che ancora conserva decorazioni neoclassiche e a cui si accede dallo scalone d’onore che si trova, entrando in cortile, sulla destra. Il pian terreno del palazzo era adibito a ospitare botteghe, tra cui la mitica drogheria Comini. Aperta già prima della metà dell’Ottocento sopravvisse fino agli anni Ottanta del secolo scorso ed era un luogo dove davvero si poteva trovare di tutto.
 
Poco più avanti al civico 3, solo da pochi anni ha chiuso i battenti un altro storico negozio, la valigeria e pelletteria Pastore che qui si trovava dal 1955, ma la ditta era stata fondata già nel 1926 con sede sull’angolo tra via Cardano e via Rezia.
 
Parlando degli indimenticabili negozi di Corso Garibaldi che oggi non ci sono più, non si può non citare la cartoleria Maruffi, che ha rifornito di materiale scolastico e libri di testo intere generazioni di studenti pavesi. Ancora negli anni Ottanta era il luogo dove trovare i Bignami, i “bigini” delle versioni latine, come di qualsiasi altra materia, in un’epoca in cui internet ancora non poteva venire in aiuto agli studenti svogliati.
 
Di contro ai negozi che non ci sono più, in Corso Garibaldi rimangono numerosi esercizi commerciali storici: al civico 10 si trova l’armeria Beolchini, al 12 la salumeria gastronomia di Natale Carena, al numero 20 il negozio di Cornici gestito da Angela De Paoli, quasi di fronte alla Gelateria Latteria da Cesare, al civico 15. Qui si può gustare uno dei migliori gelati della città oppure la migliore cioccolata calda di Pavia, coronata da una nuvola di soffice e profumato zabaione, in un ambiente retrò ed essenziale .
 
Più avanti il Corso incrocia via Porta. Dall’imbocco della via si gode la visuale mozzafiato delle torri, due delle tante che Pavia aveva nel Medioevo, quando si era guadagnata l’appellativo di città delle cento torri. Erano le torri che le famiglie ricche e potenti si facevano costruire per mostrare al mondo il loro status, gareggiando in altezza con gli altri nobili vicini di casa. Oggi delle più alte ne sono rimaste poche, tra cui quelle di via Porta, ma guardandosi intorno con un po’ di attenzione se ne scorgono numerose altre, ormai ridotte in altezza e internamente adibite ad abitazione o negozio. E’ il caso, ad esempio, della torre che ospita la farmacia Pedotti, proprio di fronte a Via Porta, al civico 25 di Corso Garibaldi. I locali della farmacia hanno un grande valore storico e artistico, in quanto risalgono al 1700, e vale davvero la pena di curiosare all’interno.
 
Siamo quasi giunti al termine della passeggiata. Procediamo verso la fine del lungo e interessante corso Garibaldi e, poco prima dello slargo della chiesa dei Santi Primo e Feliciano, troviamo un altro negozio storico: il ferramenta Fontana al civico 36, un’altra bottega in cui un tempo era davvero possibile trovare di tutto, dal “cannone” per la stufa, ai casalinghi, alle viti e bulloni.
Tempo stimato: 
giornata intera
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